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« Life plays so many games inside of me, and i've had some distant cries, following. »questo blog contiene oscenità, volgarità, sesso, musica, alcol, rock n'roll, paganesimo, demenza, anarchia, insurrezione, devastazione e spirito hippy. Se avete un problema con una di queste cose o siete fondamentalisti/mormoni/ testimonidigeova fareste meglio a tornare indietro. Adesso. me
![]() ho ingoiato Mary Poppins e l'ho buttata giù con dosi elevate di Sangue di Giuda. Felicemente scapigliata e alquanto edonista. In love with dead people. Assassinante cerbiatti. Affetta da contagiosa "perversione spirituale" neodiagnosticata. J'adore
l'anarchia emotivale menti aperte gli alcolici gli zuccheri la mia famiglia allargata la Red Bull la musica alta da far sanguinare le orecchie le persone indipendenti i cuneesi al rum Je déteste
l'ipocrisia baciaculistico revisionista, colta e incoltaperbenisti, moralisti e altre bestiacce i passivo-aggressivi i piagnucoloni cronici i salutisti sprezzanti i paternalismi chi è incapace di superare i propri pregiudizi Schizofrenia Musicale
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[ venerdì, 03 luglio 2009 @ tickoftheclock ] ![]() ॐ मणि पद्मे हूँ - perchè un mantra che ti riporti alla quiete è necessario, quanto Grace Slick e una tirata di Malboro. Ogni tanto mi sembra di vivere in True Blood, chiusa in una piccola Bon Temps umida e zanzarifera e perseguitata da psicolabili con scarse capacità cerebrali. La differenza fondamentale è che l'amore non mi rende una scema irritante come Sookie e non ho vampiri poco espressivi che sbucano nudi dal terriccio umido del cimitero per accoppiamenti selvaggi e insensati. Io mi tengo solo le zanzare e i maniaci, ma considerato l'appeal di Bill poteva andarmi molto peggio. Sono tempi strani, questi. Le parole vengono ritorte e svuotate del loro significato, al punto che gruppuscoli di bacchettoni danno dei moralizzatori a quelli che fino a ieri definivano libertini senza pudore, dall'alto del loro plastico senso dell'etica che rivela quanto somiglino alla classe politica che li rappresenta - sono tutti dei buffoni. Solo un buffone può calpestare i suoi stessi valori, opportunamente sbandierati quando si tratta di demonizzare noi figli indesiderati di dio™, e continuare a ritenersi moralmente ineccepibile. Forse la risposta che cercano i giornali esteri, il grande perchè dell'Italia, sta nel fatto che la capacità di pensiero critico sulle nostre sponde si è volatilizzata nel solco delle tette di una delle figliole di Colpo Grosso, si vede che il defluire del sangue verso l'uccello lascia il cervello in standby. Stiamo adottando il modello Iraniano quando in Iran si tenta la rivoluzione, il che detiene un'ironia tutta sua. Artisti, sciatrici e blackmetallari spuntano nei nostri schermi in documentari intitolati "Forbidden Future" e mi chiedo quanto senso abbia il mondo se si possono dare trent'anni di galera per aver insegnato arte in una classe mista ed essere condannati a morte per aver filmato delle donne troppo scoperte. L'umanità ha un'innata capacità di negare sè stessa e la mia unica autodifesa, mentre medito piani per il mio di futuro, è l'ammonimento di White Rabbit a continuare a cibare la mia testa. Gli dei ci proteggano dagli stronzi senza fantasia. Al liceo un mio insegnante aveva questa teoria - diffidate dei cretini entusiasti, meglio un intellettuale depresso perchè non cercherà di coinvolgerti. A questa saggia lezione di vita mi sento di aggiungere anche questa categoria di bot senza senso dell'umorismo, starne lontani il più possibile è un enorme aiuto che potete dare alla vostra salute mentale e se proprio hanno il cattivo gusto di rendersi inevitabili è ora di cambiare zipcode. Il mio idealmente sarebbe un collage affatto pratico e altamente illogico alla Lepre Marzolina, perchè più imparo a vedere più vorrei chiudere gli occhi. Bethel per tre giorni di 1969, Isle of Wight in agosto di tre anni diversi e via di salti e cuciture nuove nel tessuto spaziotemporale, ritagliandomi le mie nicchie di tempo senza aspettare i grandi cicli di letargo e risveglio del cervello collettivo. Fino ad allora, guitar please. "When the truth is found to be lies and all the joys within you dies don't you want somebody to love don't you need somebody to love wouldn't you love somebody to love you better find somebody to love" Jefferson Airplane - Somebody To Love (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti ]
[ lunedì, 29 giugno 2009 @ tickoftheclock ] (Nine Inch Nails live @ Idroscalo) "We don't need no education We dont need no thought control No dark sarcasm in the classroom Teachers leave them kids alone Hey! Teachers! Leave them kids alone! All in all it's just another brick in the wall. All in all you're just another brick in the wall." Pink Floyd - Another brick in the wall pt II Per chi si chiedesse chi o cosa mi abbia inghiottita negli ultimi giorni, è che venerdì ero alla prima tappa europea del Wave Goodbye Tour dei Nine Inch Nails (all'interno dell'altrimenti detto Gas.Co festival - come campeggia ora sulle mie tette sopra un teschiazzo dall'aria forestosa - e, sì, c'era anche tanta altra gente pheega di cui parlare ma io mi ci sono trascinata soprattutto per Trent e per la sua cinghialosa presenza). Come ha detto Lui stesso, "this will be our last tour for a while" e questa cosa mi riempie di tristezza, soprattutto in una giornata che era già cominciata con un momento non esattamente festoso come la scia di video di Michael Jackson su Mtv, la cui morte non è che il momento finale di una vicenda estremamente tragica inziata quando io non ero neppure una cellula. E' vero, l'autopensionabilità può essere un fatto positivo, prima della decomposizione live sul palco o le lente trasformazioni alla Elvis in qualcosa di irriconoscibile, ma non alla sua età e soprattutto non dal momento che mi sono già persa la fase omoeroticosadomaso di Mr SelfDestruct, ed è troppo poco per me, troppo poco sangue, saliva, sudore e spero di non essere troppo cresciuta o prematuramente defunta quando anche lui verrà contagiato dal morbo della reunion e si rimetterà su un aereo. Nonostante ciò, ho avuto le mie belle sorprese. Arriviamo nel bel mezzo dei Belladonna, che manco sapevo ci fossero e che devono aver tirato dentro per tappare il buco dei Killswitch Engage, e appena il tempo di metterci a masticare kebab che spunta Duff - raggio di sole californiano che poi il sempiterno barbuto ha deciso di annacquare - ed oltre ad avermi convinto che di generazioni come queste non ne nasceranno più ha anche buttato lì una So Fine dei Guns, dritta da Use Your Illusion 2 che quando ero quattordicenne ascoltavo nel lettore cd mezzo rotto e avvolto di scotch sul tetto con le stelle sopra, manco sapevo che era per Johnny Thunders e la adoravo. E nel revival dei tempi delle medie più incazzosi, quelli in cui volevo farmi Munky e mi infilavo le cuffie nella manica per ascoltare Make me bad nelle ore di educazione tecnica, ho altresì appreso che se credevo improbabile che i Korn si dessero alle cover dei Pink Floyd e dei Queen, sbagliavo. In due sotto un impermeabile rosa a scansare i venditori di birra infiltrati che rischiano di darti lattinate sui denti e che hanno rischiato il pubblico linciaggio urlando "birra ragazzi" sopra i brani tratti da Ghosts I - IV ed è stato divertente, nonostante Dio che ci piscia in testa (© Mars Volta, perchè Cedric tutti i torti non li ha) da metà pomeriggio fino alla mezzanotte, anzi, con l'immancabile e meravigliosa Hurt faceva anche atmosfera e soprattutto mi sentivo meno stupida a farmi venire il magone. Come per altro tutte le volte che la ascolto e arriva a quel dolorosissimo "everyone I know goes away in the end". Ci sono poche canzoni intense come questa ed è ammirevole la sincerità con cui è riuscito a guardarsi nel suo periodo più animale senza impazzire. Fa quasi strano ricantarsela in testa quando si esce dai propri periodi oscuri, mano nella mano a bestemmiare contro gli organizzatori mentre si fanno 300 metri di tangenziale bordo Idroscalo nel fango oltre il guard rail, piacevolmente pieni di birra e in cammino verso il phon e la viennetta. Sono belli i weekend da soli in casa ed è bello girare per la fnac con gli anfibi ancora incrostati di fanghiglia e festeggiare a nutellina i traguardi delle persone che ami, abbastanza da farti coraggio per il lunedì mattina. Un bel respiro, Friday I'm in love nel cervello e si ricomincia da capo. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (4) ]
[ martedì, 23 giugno 2009 @ tickoftheclock ] ![]() (© uztarroz - yes you should know) "And you can't help me, not you guys Or all you sweet girls with all your sweet talk You can all go take a walk And I guess I just don't know And I guess that I just don't know" Velvet Underground - Heroin L'ha affermato Schulz in versione bracchetto qualche decennio fa e resta vero per sempre e per tutti: "quando sta per succederti qualcosa di brutto, non ci dovrebbe mai essere una notte prima", perchè sarà un'insonne crogiolarsi nel proprio sentimento d'avversione verso la razza umana e la suddivisione isterica occidentale delle ore fino alla sveglia delle 6 e 30, con rapida ingestione di teina, nausea e cerchio alla testa della sbronza di due giorni fa che rifiuta di andarsene (il vino bianco è una creazione intrinsecamente maligna) - mission objective: non svomare nel grembo della signora profumata del sedile di fronte, fumare più sigarette possibile, cercare di non sembrare troppo un'idiota sbavante e biascicante quando verrà il mio turno. 29, you can go, thanksalot, bye e finalmente il mio stomaco chiuso si riapre facendomi buttare senza particolari remore su due etti di carbonara. La cronoalterazione si è infiltrata nei miei brevi movimenti REM, facendomi immaginare sdoppiamenti e intersecamenti con le persone che ho amato e non ho conosciuto abbastanza e con quelle che ho conosciuto a fondo ma non credo di aver amato ancora quanto potrei e la colpa di questo strano trip è tutta della Niffenegger. E di Lou Reed che istiga al consumo di magiche polverine mortali - When I put a spike into my vein/And I'll tell ya, things aren't quite the same/When I'm rushing on my run/And I feel just like Jesus' son - tornatomi in mente dopo aver scavato tra le possessioni viniliche familiari, dove mio zio ha lasciato in eredità Wave di Patti Smith, Berlin e Rock n Roll Animal di Lou, un po' di Neil Young ed un po' di Ac/Dc e insieme a mia madre accumulava Zeppelin e Pink Floyd. Saremmo andati d'accordo, se mi avesse conosciuta da adulta, se potessi anche io tornare indietro in brevi blackout e fottermene delle regole di morte, vita e tempo fino al momento in cui, inevitabilmente, se ne accorgeranno e morderanno ai tendini. Nel mio presente sono parecchio affezionata a Transformer con tutti i suoi difetti e a quella piccola perla di Perfect Day, che per essere in superficie una "stupida canzoncina su bevute di sangria allo zoo" (cit) e nel profondo una romanticizzazione della propria dipendenza, possiede una malinconia tutta sua, un misto di amore e disperazione del secolo scorso (you made me forget myself, I thought I was someone else, someone good) e avrei bisogno di qualcuno da abbracciare stretto ad ogni you just keep me hangin on, anche senza ricordi interconnessi, perchè per qualche motivo fa sentire indifesi. E forse, prima di ributtarmi nel mio adorato casino fatto di concerti, birra e chilometri da macinare, ho bisogno di questo - almeno per un po'. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (7) ]
[ martedì, 16 giugno 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "Fun Hey baby we like your lips Fun Hey baby we like your pants All aboard for funtime Fun Hey, I feel lucky tonight Fun Im gonna get stoned and run around All aboard for funtime" Iggy Pop - Funtime L'umido amazzonico mi è rimasto tra i capelli da sabato e non se ne va, ma va bene così perchè non sono ancora pronta a separarmi dal weekend. Sex, beer and rock n' roll, che andrebbero commercializzati in pillole da mettere sotto la lingua per i momenti di temporanea astinenza, soprattutto se pre-esame e se il mio stereo continua a suggerirmi non troppo subliminalmente che sì, l'antropologia è una gran cosa, ma passare il pomeriggio nudi e incastrati tipo tetris è molto più edificante. Open up and bleed buttato sul mio letto, con i suoi resoconti sulle mirabolanti dimensioni anatomiche di Iggy Pop, sembra concordare. In alternativa anche aggirarsi in jeans con trentaquattro gradi al chiuso, in mezzo a punk sudati e di quando in quando divinamente tatuati, nonché un filo rincoglioniti dalla temperatura (anche grazie al comune di Milano che come sempre si fa portatore di colpi di genio quali revocare all'ultimo l'uso dell'Idroscalo in favore del Palasharp/Palafornace, che se me lo fanno pure settimana prossima con i Nine Inch Nails tanto vale portarmi da casa una bella tenda a ossigeno). E' stato divertente nonostante la cappa di gloom regalata da quell'esperienza traumatica che è il mondo degli adulti ed è bello introdurre qualcuno agli usi e costumi del panino suino-cipolle-peperoni, che gratis è anche più buono e dopotutto riciclare scontrini è anch'esso tradizione qui in Italia, delle gauffres alla nutella, del mezzo litro di birra a cinque euro, panche di legno da sagra di paese (che col folk-punk pure c'azzeccano), delle occasionali donne con parei di campanelli, dei pavimenti appiccicosi, degli idranti, dei cessi-transformer in cui verso sera il suolo diventa un unico strato nerastro e fanghiglioso condito da assorbenti usati, carta igienica appallottolata, coton fioc verde acido (?) e bicchieri vuoti, fino all'improbabilità di un venditore di burattini tra lo stand delle magliette e quello del cibo, ovviamente poco fortunato. Nonostante il progressivo deperimento delle mie facoltà cerebrali base a causa del soffoco, la triade Flogging Molly-Gogol Bordello-Social Distortion è stata la parte migliore, senza nulla togliere al biascicamento di Shane McGowan e del generale stato etilico dei Pogues e in culo al bravino ma insopportabile emamericano degli All-American Rejects — a Pete Doherty no, ma solo perchè adoro il suo accento e gli riconosco il merito di essersi retto in piedi, me l'aspettavo (più) strafatto. Senza musica la vita sarebbe un errore, diceva Nietzsche prima che la sifilide o lo stress da prestazione gli consumasse il cervello, e non potrei essere più d'accordo. Sparatemela direttamente in vena, non importa se ha effetti collaterali come farmi avere incubi in cui una Courtney Love-zombie cerca di aggredirmi con il coltello del pane (giuro) o se una volta o l'altra rischio seriamente di ammazzarmi con le casse dell'ipod e la vasca da bagno perchè non riesco a non sguazzare emulando Janis con la bottiglia dello shampoo. Perchè mi divertono romanticizzazioni di dj inglesi mediamente cazzoni che rischiano di annegare per la musica e perchè da un soffice genere di brividi risentire live canzoni con cui hai intrecciato parti della tua vita, che siano solitarie incazzature sul pavimento, pomeriggi adolescenti su un marciapiede tossendo sulle prime sigarette o strusciamenti di lenzuola in case altrui. Perchè mi ha insegnato che è meglio morire come Johnny Cash che come Elvis, perchè da un senso di appartenenza a una comunità di milioni di sconosciuti, per tanti (mai troppi) motivi. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (5) ]
[ domenica, 07 giugno 2009 @ tickoftheclock ] ![]() (Bukowski era uno de los nuestros - Greenshines.com) Intendiamoci. Non è che io abbia qualcosa contro i vecchi libidinosi. Charles Bukowski era un vecchio libidinoso nonchè sbevazzone ed io l’ho amato tanto. Lo zio Hank ce l’aveva su con l’umanità e di parecchio, di tanto in tanto con le donne ma non più che con gli uomini, disprezzava chi cresce a chiesa e pasticcini più di quanto non disprezzasse scommettitori e feticisti, non dava mai risposte serie a domande imbecilli, sapeva essere frustrante a modo suo e allo stesso tempo accoglieva Fernanda Pivano con un baciamano da vecchio gentiluomo. Le sue perplessità nell’arruolarsi non erano rivolte al pericolo di essere ucciso o all’eventualità di uccidere, quanto all’obbligo per lui insopportabile di passare del tempo in un’unità massificante a fare vita da branco. Un asociale e un donnaiolo. Era un poeta di insospettabile delicatezza e allo stesso tempo sfornava romanzi e racconti con un linguaggio da scaricatore di porto dei tempi di mia nonna e personaggi inscindibilmente legati al proprio uccello. Di questo genere di vecchi libidinosi potreste darmene a pacchi, perché mi suscitano il rispetto e l'ammirazione degli artisti malinconici e dotati a cui frega di più grattarsi le ascelle. Quello che invece non sopporto è l’altra versione del vecchio porco, quello che si fotte il paese e anche le ragazzine. Quello che vede la donna come un pezzo di carne e ritiene una pacca sul culo un complimento raffinato. Quello che è disposto a triturare secoli di cultura e arte in cambio di trivialità in plastica perché rincoglionire la gente è il modo migliore di mantenere il potere. Quello che si ritiene al di sopra della legge e contemporaneamente è sulla strada per convincersi d'essere la legge. TOMMY: Doesn't it make you proud to be Scottish?
RENTON: I hate being Scottish! We're the lowest of the fucking low, the scum of the earth, the most wretched, servile, miserable, pathetic trash that was ever shat into civilization. Some people hate the English, but I don't. They're just wankers. We, on the other hand, are colonized by wankers. We can't even pick a decent culture to be colonized by. We are ruled by effete arseholes. It's a shite state of affairs and all the fresh air in the world will not make any fucking difference.
Trainspotting, partorito da Irvine Welsh e incarnato da Danny Boyle (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (31) ]
[ mercoledì, 03 giugno 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "Confusion in her eyes that says it all She's lost control And she's clinging to the nearest passer-by She's lost control And she gave away the secrets of her past and said I've lost control again And of a voice that told her when and where to act, she said I've lost control again" Joy Division - She's lost control Post insensato e probabilmente privo di veri concetti n 619
readers beware
(ah, e mi raccomando mind the gap) They keep calling me. Le risposte alle loro domande non le ho, ma provo a cercare ispirazione nel cervello di Ian Curtis. Quattro giorni di baci mi hanno fatto sanguinare il naso e creato una certa dipendenza, ora come antidoto allo scazzo crescente mi restano solo miele a cucchiaiate e la mia pancia che prima o poi esploderà. In gola ho sempre il solito plateau di chiodi arrugginiti da ennesima influenza, anche se sono riuscita a stroncare la febbre a colpi di medicinali e sono sicura che il mio sudore sa di paracetamolo e lorazepam, per questo non ha odore, e ora che mi lecco l'incavo del gomito riesco a sentire un vago retrogusto di vitamina C e Beck's da 66. Le mie vene similneonblu inquietano anche me a tal punto che prima o poi le coprirò tutte di inchiostro, ma non si può dire che in fondo non sappiano di buono. Voglio aprire le porte della mia percezione come nella versione virtuale della fase orientaleggiante dei Beatles, non tanto per prendere il tè sulla testa di un gigantesco bestione quanto per sgambettare allegramente con gli altri pinguini in tuba e piedi palmati, chiedendomi cosa ne penserebbero John Lennon e George Harrison. Immortalità versione interattiva. Noi comuni mortali ci accontentiamo di non vendere un paio di litri di sangue a qualche loa maligno in cambio di una maledizione perpetua per chi si inventerebbe da zero una dimensione parallela pur di appiopparti le sue cazzate e fare un po' di yoga in bilico su una wiifit. Ho la tentazione di ridarmi allo studio del tantrismo, questa volta non per ragioni pseudoaccademiche ma per imparare davvero qualcosa di utile allo scongiuramento dell'imminente morte per autocombustione spontanea. Tra qualche mese sarò seduta su un pavimento diverso, non si sa ancora bene dove, probabilmente con vestiti di raso dai colori psichedelici e la spesa fatta alla locale libreria esoterica tra le ginocchia, alzando I am the Walrus più di quanto piacerebbe ai futuri condomini, che a quanto pare per accettarti nel palazzo vorranno anche una radiografia e un'ispezione rettale per assicurarsi che non ti carichi droghe in posti proibiti. Duemilaparanoia e sto già pensando dove posso caricarmi un minifrigo pro-scorte di yogurt bianco e birra scura così da non trovarmi mai vittima delle emergenze. Per qualche assurda coincidenza astrale Pamela Des Barres verrà sulle nostre sponde ricolme di meduse tra un paio di mesi e la cosa mi fa sospettare di essere in realtà una Haruhi Suzumiya in molta più carne e sangue (fortunatamente meno occhi), ma se questo fosse ora sarebbe il 1969 e starei guardando dal basso in alto David Bowie fasciato in qualcosa che urta le pupille in compagnia di ragni venuti da Marte. Non so piegare il mondo, soltanto ossa e di solito si tratta delle mie in seguito ad incidenti piuttosto ridicoli, quindi non vedo inglesi anoressici e sessualmente selvatici nel mio futuro. Quello che vedremo, in compenso, saranno ucrainozingari baffuti, californiani casinisti e TRENT. Annaffiando i nostri rispettivi problemi in tanto alcol e mi auguro poco sole e chissà che lo spirito di qualche rockstar defunta non ci illumini il cammino. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (5) ]
[ martedì, 26 maggio 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "Sounds of laughter shades of earth are ringing Through my open views inviting and inciting me Limitless undying love which shines around me like a million suns, it calls me on and on Across the universe Jai guru de va om Nothing's gonna change my world, Nothing's gonna change my world" Beatles - Across the universe La pioggia mi sembra uno strano miracolo dopo cinque giorni di cammino sopra i 33 gradi, in converse che si appiccicano all'asfalto e jeans praticamente incollati alle gambe e svanisce prima di poterla mettere sotto la lingua. Campi di fragole immaginari fuori dal finestrino, vere e proprie distese senza fantasmi di orfanotrofi ispiratori, and nobody can do me no harm. Overdose di Beatles liberamente reinterpretati mista a David Foster Wallace con la sua esplorazione nei meandri del porno misogino fino all'esasperazione degli anni '90, da leggere a pancia in giù su lenzuola rosse con il ventilatore addosso e dentro una fin troppo calda magliettona di Death nei rari momenti di quasiquiete, anche se niente batte il sesso con i capelli bagnati dopo una doccia sospirata da appena otto ore e mezza di traversata saharicomilanese. Nel mio mondo ideale crescerebbero tulipani di calippocola e ci si rotolerebbe in cespugli di zucchero filato rosa gonfi come la permanente di Dolly Parton ma miracolosamente poco appiccicosi, la violenza potrebbe esistere solo simulata a scopo catartico e soprattutto la temperatura non supererebbe mai i 25 gradi, con piogge di mnm's una volta a settimana. Almeno. Se io fossi in Dio Pater Supremo ci avrei concepiti più bonobo e meno babbuino. Ho naso e spalle bruciati impietosamente dal sole, purtuttavia ho in compenso imparato che certi ascensori hanno un numero apposito di emergenza per "persone imprigionate in cabina" e che gli slavi con le braccia palestrate e gli occhi azzurro ghiaccio non sanno valutare il mobilio. Piove e contemporaneamente uno squarcio di cielo accecante illumina gli alberi con un contrasto che sarebbe piaciuto a monsieur Magritte, mentre io alzo americani finto-ubriachi che cantano high with a little help from my friends e ho voglia di rollarmi un po' della pavimentazione migliore di Madre Natura. Devo tristemente accontentarmi di cocalight e bromazepam dolcesonno che a noi personcine pressappoco sane di mente viene concesso non più di due notti di fila e solo in caso di accumulo di ore perdute abissale, pena amnesie anterograde e graduale mutazione in Abraham Simpson. Lo spirito di John Lennon e delle sue brillanti intuizioni poetiche è una buona compagnia nelle nicchie di pace mentale tra una maratona di stanchezza fisica e l'altra. Non so se l'amore è tutto quello di cui abbiamo bisogno, ma di certo ti migliora sensibilmente la vita. E' bello tornare a casa dopo quasi una settimana e beccarsi un abbraccio stritolante da una sorella modello lanky teenage girl e focaccia calda sul ripiano perchè tua madre sa benissimo che tutto sanno fare in Lombardia tranne quello, senza contare gli ice coffee condivisi durante la titanica impresa o gli spiaggiamenti sul divano intrecciati nonostante il caldo da maledizione voodoo. E la musica. E la pioggia. E, finalmente, un pomeriggio in cui non devo correre. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (10) ]
[ mercoledì, 20 maggio 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "If you try to knock me you'll get mocked I'll stir fry you in my wok Your knees'll start shaking and your fingers pop Like a pinch on the neck of Mr. Spock Intergalactic planetary Planetary intergalactic Another dimension do it" Beastie Boys - Intergalactic Sono sempre stata una fantasy geek più che una da science fiction, tanto che nella mia testa mi riferisco a Karl Urban sempre come Éomer figlio di Eomund e Théodwyn, fratello di Éowyn, Terzo Maresciallo del Mark e tutti i vari titoli Tolkeniani, eppure questo film mi ha preso. Non solo per Zachary Quinto che passa da Vulcaniano compassato a Sylar in 0.2 secondi, nè per babyKirk con Sabotage a palla che fa il tamarro con la macchina d'epoca del patrigno, Anton Yelchin pesantemente accentato o la combinazione capelli setosi e microgonna di Uhura in versione strafiga (e un tocco denutrita). E' stato l'alone di rispetto nonostante le esplosioni americanoidi a conquistarmi definitivamente. Il downside è che mi ha piantato in testa Intergalactic dei Beastie Boys dalla scena della famosa presa stordente come un chiodo dritto nel lobo temporale e non me ne libero più, neanche le musichette da attesa propinatemi al telefono dalle agenzie immobiliari con tutti i loro irritanti fruscii possono scalzare le avventure dei tre spazzini e del robottone made in 1998. Due ore e un quarto di sonno, tinta per capelli su mani e faccia, pillole per restare sveglia, valigia da preparare e troppe pagine da memorizzare e tutto quello a cui riesco a pensare è il pon farr del nuovo mr Spock. Addio, cervello, è stato bello conoscerti. Un'altra endovenosa di caffeina e torno ad occuparmi dello scritturalismo a Giacarta, promesso. Niente più sogni ad occhi aperti sugli ettometri di spazio pieni di donne verdi in lingerie, niente Mixmaster Mike, niente morositas spazzolate dal fondo della mia borsa scucita. Tutto quello che devo fare è evitare che mi si incrocino gli occhi sulle righe di testo o che il prossimo psicodramma famigliare mi coinvolga, il che con una tween in casa è quasi inevitabile. Tutto quello che vorrei, invece, sarebbe sdraiarmi ad occhi chiusi sul balcone caldo ma ventilato con i Doors nei timpani e farmi conciliare una dormita di tredici ore consecutive. Magari sognare qualcosa che non preveda sbudellamenti (sotto stress? io? naaah) o pandemie alla Resident Evil, farmi un paio d'ore di Dead Space e un calippo cola appena sveglia e non sentire squillare il telefono nemmeno una volta. Potessi disporre di teletrasporto o di viaggi temporali eviterei di stipare vestiti in trolley vissuti e bloccherei il tempo a questo pomeriggio ancora fresco, finchè non mi sento pronta a ricominciare con le ore normali o finchè non sento il bisogno di procurarmi via torrent Star Trek reboot per godermi ancora una volta ogni alzata di sopracciglio e ogni dondolio di code di cavallo chilometriche. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (5) ]
[ giovedì, 14 maggio 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "I can see it all tonight Underneath a perfect sky Where the universe revolves around The pupil of an eye" M.Craft - Dragonfly A volte mi sembra di essere Alice che piomba oltre lo specchio. Da una parte c'è la dimensione che inabito io, fatta di gente che conosce il significato di quasi tutti i termini fetish che girano in internet solo per il fatto di avere internet, che considera blasfemo confondere Star Trek con Star Wars e che sa cogliere una citazione di Palahniuk a due chilometri di distanza, che si riblogga figuracce e insensatezze italiche stretti nello sconforto di essere italiani, che abusa di caffè ed è volente o nolente intriso di cultura pop come un figliastro illegittimo di Andy Warhol. Dall'altra la gente che pontifica dall'alto della sua vittoria al grande fratello sulla naturalità della natura, che si rivolge ad un consimile apostrofandolo con "se spendi anche solo un euro per un libro non ti parlo più", che parla della verginità come un valore supremo manco fosse un santo graal per cui costituire corpi di guardia armati e non un momento tra l'assurdo e il bizzarro trascorso ad occhioni spalancati come quando a un bambino si mette in bocca la nutella per la prima volta. Perchè è questo che è stato per me, non un momento cerimoniale, solo un tocco di surreale del mai provato prima e ad anni di distanza tutta questa componente valoriale caricata nel merito di non aver mai fatto una data esperienza non riesco ancora a capirla. Chiaro e palese che pure l'intervistata di turno a questa sua affermazione ci crede quanto uno scientologista in Freud (non voglio pensare che l'abbia data a un settantenne, ma le coincidenze sono davvero singolari), ma è doveroso ribadire che le brave e belle ragazze della sua specie crescono con il vangelo. In pratica nerdland versus mediomanland, una linea di confine tra due universi paralleli che misteriosamente occupano lo stesso piano dimensionale. E quando esco fuori dal mio magico mondo di musicomani, geek e fancazzisti, mi accorgo che il massimo che abbiamo in comune io e l'altra parte dello specchio sono le unghie dipinte di viola. Solo che le mie sono massacrate, di diversa lunghezza e clamorosamente pittate alla cazzo di cane, loro magari hanno la french a ritoccatura settimanale. Mi sento spaesata, a leggere i giornali di mia nonna in cui i personaggi patinofotoabbelliti parlano solo di gravidanze o di dolorose separazioni, in cui psicologi danno consigli agli adolescenti partendo da presupposti vecchi di sessant'anni, a intavolare discorsi con chi proviene da quel luccicante mondo alternativo in cui in superficie tutti sono disperatamente normali. Mi sento spaesata quando esco dal mio recinto di pessimisti e mi trovo davanti gente veramente convinta del fatto che "l'italiano ha insegnato al mondo a vivere", mi sento spaesata al pensiero che qualcuno possa andare volontariamente a un concerto di Povia, mi sento spaesata quando incontro uno di quegli strani alieni i cui valori e concetti primari sono così diametralmente opposti ai miei da avere addirittura un diverso codice linguistico. Questa sensazione ce la portiamo tutti dietro fin dalle medie, soltanto che diventando adulti la possibilità di restringere le proprie frequentazioni mi ha disabituato alla stranezza altrui. Dipenderà forse che tra i miei miti ci sono donne che si sono ammazzate mettendo la testa nel forno (povera Sylvia) ma dall'esterno quella bizzarra sembro sempre io - eppure vi assicuro, per me è quest'altra fetta di umanità ad essere curiosa. Vorrei aprire loro il cervello e spulciarglielo alla ricerca di qualcosa di familiare. Un punto di contatto, un frammento di conosciuto. Qualcosa. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (6) ]
[ venerdì, 08 maggio 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "Breathe into my hands I'll cup them like a glass to drink from Are you still, still breathin' Are you still Breathin' Are you still, still breathin' Are you still Breathin' " Tattle Tale - Glass vase, cello case Cioè, uao direbbe la mia bambolina bionda preferita, con al collo lucertole e serpenti di plastica arancione violenta. Ho sempre voluto essere così sottile, anche se madre natura mi ha fatta curvacea, ma in comune ci resta l'aliena stranezza, il rapporto conflittuale con il cibo e la sensazione di essere invisibili trascinata per l'adolescenza. La differenza è che io non ho mai trovato il coraggio o la stupidità di montare su un aereo e andare a vivere a New York solo per la gioia di correre più lontano, forse per la consapevolezza che solo nei film incontri adorabili baristi/artisti che ti lasciano l'appartamento e il loro posto di lavoro senza fare domande o forse perchè ci sono persone per cui vale la pena rimanere. Questo buio e nuvoloso pomeriggio vivo di dejà-vu e non riesco a decidere se sia veramente uno strappo nel matrix o se il mio bruciatissimo cervello non stia seriamente replicando gesti e pensieri per questioni di risparmio energetico. Elettroencefalogramma a forma di bianconiglio e rossetto collistar viola scuro solo per dare baci allo specchio. Sembra che qualcuno abbia fatto un occhio nero a Dio, per il cielo che c'è, e il tempo mi si squaglia in mano come un calippo in pieno agosto. Avere una chilata di cose da fare e non aver alcuna voglia di alzare il candido culetto e mettersi al lavoro, che sensazione familiare. Indolenza è il mio nuovo secondo nome - perchè ci sono giorni in cui non muoveresti un muscolo se non per accendere un'altra sigaretta, pasticciare con la cera della candela accesa, torturare l'iPod alla ricerca della canzone giusta che ancora non ti è venuta in mente. Mi basta ammazzare il silenzio, ma nel modo giusto. Non ho mai apprezzato molto l'assenza di suoni, ho bisogno di una colonna sonora che debanalizzi l'esistenza in attesa di uno scorcio di sole o di una secchiata d'acqua, qualcosa che smuova questa percezione di immobilità. Il ventunesimo secolo ci ha resi allergici ai tempi morti. Sembra che se tu non stia facendo qualcosa costantemente il mondo si fermi, manco dovessimo sul serio inserire sequenze di 4 8 15 16 23 42 per evitare il tracollo del nostro equilibrio spaziotemporale e quando metti te stesso in pausa sei circondato da disapprovazione. E io me ne strafotto, alzando il volume a Tori Amos che coverizza Real Men in Strange Little Girls. Sarà la puntata di Annozero di ieri sera con puffo quattrocchi irritante fino alla dentatura oppure l'appropinquarsi della maledizione femminea, ma la domanda who the real men are me la pongo anche io. Quanto conti la tua struttura fisiologica e quanto il tuo essere una persona, in entrambi i sessi, al di là del falso rispetto di chi ti considera solo dall'ombelico alle ginocchia e se non ti può esibire come un delizioso soprammobile non ti calcola neppure. E io mi auguro che siano in estinzione, questo genere di luoghi comuni ambulanti, che usciremo illesi da questo periodo dove lo sbandieramento della propria ignoranza è un punto d'orgoglio. Una breve ricaduta nel mondo delle scimmie prima di riprendere il normale cammino evolutivo, niente di cui preoccuparsi davvero. Nessun vero bisogno di correre, nessun vaffanculo al mondo tramite uno sparire graduale. Perchè le cose possono cambiare anche qui nel mondo tridimensionale, persino senza l'aiuto di uno sceneggiatore ventiduenne che diriga la storia dove deve andare. Uccidere l'idiozia come si annienta il silenzio. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (21) ]
[ martedì, 05 maggio 2009 @ tickoftheclock ] ![]() "Made off
Don't stray My kind's your kind I'll stay the same" Yeah Yeah Yeahs - Maps Amo i concerti. Amo la gente che mi pesta le converse (ultima volta che vado senza anfibi, giuro), le spallate, il sudore, la pelle degli sconosciuti, la birra sciacqua a prezzi ridicolmente alti, il caldo allucinante, i commenti innamorati o acidi sulle mise altrui per ingannare il tempo, ma soprattutto girarmi a baciare guance durante le canzoni malinconiche. Amo uscire sudata fradicia con una maglietta nuova in mano e beccarmi l'aria gelida che mi investe con un'escursione termica di una decina di gradi, camminare abbracciati e fiondarsi a casa per mezzo chilo di carbonara di mezzanotte, perchè il mio Homer interiore possa dire mmmh, pancetta. E mi piace svegliarmi la mattina dopo con ancora una bizzarra fame chimica e ingoiare ciambelle, sapendo benissimo che l'aspirante anoressica dentro di me se ne pentirà per settimane intere ma senza riuscire a fregarmene qualcosa. E gli Yeah Yeah Yeahs mi sono piaciuti, ieri notte, comprese le strane pose di Karen O, la luna-occhio-pianeta gigante e il gruppo spalla giappotrance con Ando alla chitarra che si smaterializzava appena giravo le spalle. Ora mi cullo la mia tonsilla gigante, le gambe piene di tagli da rasoiate disattente infettati di polvere e sudore e le grandi occhiaie da mancanza di sonno ormai inglobata come parte integrante della mia vita. Mi sta per venire un febbrone da cavallo ma in compenso mi sono riuscita a sparare Girlfriend in a coma di Coupland in una giornata, in gran parte sui sedili grigiastri mentre il treno si incagliava e persino mentre vagavo alla ricerca di un taxi con camminata a banana in stile Bradshaw, con gli Smiths nel cranio con o senza cuffie perchè la canzone da cui ha rubato il titolo ti si annida comoda nell'orecchio e medita di rimanerci. Ora che sono di nuovo pulita e pronta a rotolare verso il letto mi sembra di essere uscita anche io da diciassette anni di sbalzo temporale, perchè è vero che siamo iperattivi e spenti allo stesso tempo, avvelenati dalle stronzate e dalle invidie gratuite, solo che non me ne ero mai accorta in maniera vivida, di quanto stiamo de-evolvendo, di quanto sia difficile provare qualcosa che non sia quel generico senso di disagio nella routine di eiaculatori precoci-ingoiapillole-ulcerati entro i quaranta. Non so se sono già al punto da volere una seconda/terza possibilità, ma mi farebbe piacere pensare di poterla avere. Di non diventare uno squaglione da cospargere di cannella, anche se forse queste sono apocalittiche masturbazioni mentali e in realtà sono uno struzzo, di certo mangio come tale, che non dovrà preoccuparsi di molto se non schivare i coyote e cercare di non spezzarsi le zampe e di tutto questo magari mi rimarrà un sogno confuso quando e se riuscirò di nuovo a riaddormentarmi. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (9) ]
[ giovedì, 30 aprile 2009 @ tickoftheclock ] ![]() Chi non ha mai versato, apertamente o in segreto, amare lacrime perché una storia meravigliosa era finita ed era venuto il momento di dire addio a tanti personaggi con i quali si erano vissute tante straordinarie avventure, a creature che si era imparato ad amare e ammirare, per le quali si era temuto e sperato e senza le quali d'improvviso la vita pareva così vuota e priva di interesse? - Michael Ende Scesa dal mio pianeta pastiglioso leccandomi via polvere arancio dal labbro superiore con gli occhi cerchiati viola, ché la mia salute è sempre precaria e domani vado di nuovo in visita a doctorland per farmi prescrivere analisi, mi assale ancora una volta il sospetto che io non sia fatta per l'umanità. Sono socialmente inadeguata oppure i miei parametri sono settati per l'anno sbagliato. Perchè li trovo allucinanti, questi miei contemporanei. Trovo allucinante che mia sorella frequenti una scuola dove sgorbiette trippone ti accusino di avere "la gonna troppo corta" e "le gambe troppo lunghe" (?), perchè è così disperatamente triste che a undici anni vengano già su così inzuppate di retorica antifemmina per cui la donna è sempre tentatrice, anche se è una neoadolescente slanciata le cui gambe sotto l'incriminato panno di jeans (reo di essere una spanna sopra il ginocchio appuntito) sono fasciate da leggins spessi due dita infilati in un paio d'anfibi. Costrette ad odiare perchè i genitori non permetteranno mai loro di avere una vita normale e di vestirsi in una maniera che le valorizzi e loro dentro lo sanno già. Scagliate in un mondo dove per diventare una persona importante devi essere nuda entro i diciotto anni, possibilmente bionda, ignorante come un ciocco di tufo e sgallettare davanti ad un obiettivo qualsiasi, come dimostra la figlioccia del nostro stesso presidente del consiglio, non dev'essere facile tollerare anche la propria cozzaggine. E' difficile convivere tra un inculcato senso di colpa per la vita e l'assurda richiesta di compiacere sempre. Io le avrei picchiate con un crocefisso a caso staccato dal muro fino a rinsavimento raggiunto, tanto abbondano e sono pure belli pesanti, ma va detto che io in prima media oltre ad assomigliare a Morticia Addams ero già accusata di ninfomania e satanismo. Purtroppo non è una battuta, è la gente. E a volte fa bene saltare i pomeriggi di rientro con un sonoro avaffanculo, soprattutto se diluvia, e mi sentirei ipocrita a dire il contrario visto che al terzo anno ero già record holder di assenze annue facendomi superare solo al liceo da chi proprio non veniva più per mesi consecutivi, fa bene mettere da parte ogni scazzo ormonale tra sorelle (una donna appena entrata nell'adolescenza e una che ancora non riesce a capacitarsi di esserne uscita non hanno l'equilibrio chimico adatto per convivere serenamente) e buttarsi sul mio letto a riguardare La Storia Infinita, con gli stessi occhi di quando avevamo cinque anni anche se in tempi decisamente diversi, mentre un angolo del mio cervello da adulta ringrazia mentalmente la sacra tedeschia per questo piccolo vademecum di filosofia orientale camuffato da bellissimo romanzo, spargendo briciole di gocciole e brillantini scollati per tutto il pavimento. Mi è sempre risultato immediato diventare Bastiano, forse perchè sono sempre stata malsanamente bibliofila e non ho mai perso l'abitudine di venire risucchiata dentro le belle storie o di intrattenere conversazioni con individui inesistenti (almeno su questo piano dimensionale, via) e a tutti quelli che non sono mai stati stucchevolmente popolari negli anni critici o immediatamente simpatici fino all'irritazione come Minnie Mouse negli anni seguenti, fa sempre piacere quando viene sottolineato come è sempre il ragazzino che viene buttato nel cassonetto quello destinato alle avventure, i suoi tormentatori con la faccia porcina al massimo potranno essere sgozzati in un vicolo nell'incipit di storie più pulp. Non hai cuore di dirle che i mangiamerda sono l'unica vera costante della vita, ma quello sì che puoi dirglielo a testa alta - loro sono destinati a crepare mediocri, non hanno scampo, ancora meno dei ragazzini semiorfani con gli occhioni blu e il taglio a scodella. (thought Leilani, tasting Napalm) [ disinnesca || commenti (17) ]
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